Venerdì, Marzo 30, 2007

il fiume della retroazione

Quando uno ha diciassette anni, di prima mattina diventa grande una stasi pruriginosa che fa vibrare d'una voglia invertebrata. Quando uno ha diciassette anni ha preparato durante la notte e senza saperlo un teatrino mentale sul cui palco osceni e dannati desideri sessuali si sovrappongono e s'intrecciano in un unica imbrattata parapiglia di gusti. Quando uno va a scuola, accarezza i capelli e annusa e respira i peli della tua ammantata passera, striscia sulle tue morbide natiche l'accaldato arnese che vuole schiantirasi imbrobo dentro di te, fino a farsi ugello mendicante nell'estasi acconsetita. Un cinguettio incessante ricorda al ragazzo di diciassette anni che si è fatto giorno e che miss Italia e` una figurina privata del suo tubo catodico. Prima che allo zaino siano stati dedicati i sermoni di dissenteria del pueblo unido, ordina alle sue membra un momento torcente - la cui lambda o assume un valore che solo il prontuario e` disposto a rivelare, o non si accende. Disteso sulla parte del mondo che sta per finire, un arto inguantato di soluzioni emofiliache si riversa sul lato oscuro d'una botte incantata (peggio di questa). Al ragazzo diciassettenne la luce non piace mentre sta leccandoti i capezzoli e lisciandoti il collo divertito e scolpito dal salto ipnagogico. Diventa freccia, spedita verso la maggiore eta' che non conta, diventa spada e bastone insieme e ti scruta dal ponte completamente aperta e nuda e spinge con forza per non doverne più uscire distratto e ottenebrato dalla sensazione del tatto vigile, dai seni vulcanici che non ridono. Prima di abbandonare questo palco, sviene sulla tua bocca dopo averci indugiato a lungo, con l'intimità delle gengive che regalano alla superfcie le abitudini alimentari.

Piu in la' con gli anni la paura del buio sa farsi citare dall'argomento.

Giovedì, Marzo 15, 2007

nessun titolare

..entro in questo ristorante perche' mi farebbe piacere lavorare il fine settimana come cameriere con gente tranquilla in un posto pulito e guadagnare una somma DECENTE. Mi e` stato detto al telefono di presentarmi alle 19:00 per parlare con la titolare. Arrivo puntuale, abbastanza rilassato con la barba curata e i capelli CORTISSIMI, inoltrandomi col passo accorto del pupazzeto pre-manicheo che divento ogni giorno dopo le 18:30. Sulla soglia mi si presenta il primo fantasma acconciato a modo: una signora di mezza eta', la mamma di cio' che fu, un ragazzino cresciuto nel condominio nel quale ho sguazzato anch'io durante la mia infanzia/adolescenza, uno di quelli che veniva preso a calci in culo dagli stronzetti mafiosi/atteggianti tali (emuli a loro volta di padri smorfiosi, pelosi da far schifo alla tv, col fucile a casa e una stalla da qualche parte per accudire uno o piu cavalli tenuti su  dalle corse clandestine e per la merenda del dono di dio) con lo scooter taroccato, quei giovani che ronzavano stolidamente dalle nostre parti, dove l'immondizia ha sempre odorato di divano_letto. I motivi, sfortunatamente per lui, non erano per nulla banali: ERA BRUTTO, con una specie di lingua squamosa discretamente rivoltante, lo ricordo con un certa tristezza anche perche' non risparmiava occasione per mostrarla a chicchessia VANTANDOSENE, esponendosi cosi al sensazionalistico ANIMO BELVA che alberga in ogni BIMBO cresciuto a BRIOSHINE. Be' insomma sua madre mi racconta che adesso Filippo e` alto un metro e novanta e che e` fidanzato con la figlia della titolare, la quale pare stia ancora frequentando le superiori, mi dice, e la gestione del ristorante per lei rappresenta una possibilita' - il solito miglio verde al quale nessun medio borghese col cagnetto batuffolo, che sappia almeno asciugursi bene il culetto lindo, abdica in virtu' di una sana ideologia oltranzista - alla fine dei conti, mammina bella, Filippo e` un ragazzo di cui ci si puo' fidare, sono finiti per sempre i tempi in cui si beccava PUGNI in faccia e frivole sputazzate all'limite dell'agonostico, rispondendo a sua volta con la verve del carrozziere apprendista, capace di ridersela nonostante il chilo e passa di grasso sotto le unghie operose.

Che cazzo stavo dicendo?

Arrivo puntuale e questa baldracca di titolare non si presenta all'appuntamento. Il cuoco mi dice "passa tra un ora, piu o meno" mi guarda con quei suoi occhietti comprensivi come a dire "lo so ragazzo, senza raccomandazione non vai da nessuna parte, provaci ma e` del tutto inutile perche' qui ragioniamo in termini di FAMIGLIA che SI VUOL BENE la domenica mentre DIVORA LA CARNE" e se dal pool genetico dovesse emergere una qualche stronza divergenza, mi dico, come faro' a dissimulare al mia estraneita', il mio malconcio benessere rispetto a questo circo di straccioni incravattati? Neanche finisco di pensarlo, ed ecco che la signora mi abbandona dirigendosi al tavolo 2, sollevando ritmicamente quel suo magniloquente chiappone NERO. Aspetto, non c'e` altro da fare. La mia barba e` sempre li, forse avrei fatto bene a lasciarla a casa, a intellettualizzare una lamapada o una bruschetta, o un vecchio monitor. Qui trova solo il tempo per lasciarsi violentare dal tricotillomane che ero, che sono, 'fanculo non ci voglio neanche pensare. Osservo le foto appese a i muri, c'e` Pippo Baudo che fa la parte del comodino, una cantante che non conosco, un altro presentatore che non conosco e cosi via. Trascorsi 10 minuti abbondanti mi viene voglia di coca cola, di olocausto, di croci infrante sui parabrezza. Da li a poco mi sarei accesso una sigaretta, immolando un lieto fine al tergicristallo della metafora del sole che non tramonta, del verso che s'agita senza vuoto.
Mi chiamano.
Mi fa cenno con la mano un ragazzo della mia eta', dev'essere un drogato, nonostante porti gli abiti da lavoro,camicia bianca che la mamma ti mette nel cassetto, un orrenda cravata color Graal, capelli bolliti nella vasellina. Mi avvicino al bancone, alla cassa, indicano un altro ragazzo, questo qui e` il "capo sala". Anche lui e` un drogato, un drogato capo sala. Chiedo di voler parlare con la titolare, faccio capire che sarebbe piu consono visto che dovremmo parlare di "lavoro" e invece ci ritroviamo quasi in mezzo ai clienti, al buffet, al giallume luminescente. Il capo sala drogato tira fuori con cauto disinteresse un foglio.

"come ti chiami?" .............
respira come se avesse un qualche problema allo sternocleidomastoideo
"allora FORSE ti chiameremo a fine mese..."
vorrei piangere, ma non mi escono le lacrime
"dipende da quello che c'e`...potremmo chiamarti anche questo venerdi...."
si..eh, si, va bene, certo si, capisco, eh
"tu renditi disponibile, ti chiamiamo noi"

scrive su un foglio, quel foglio e` tutto, c'e` la mia volonta di trascendere e il mal di denti del capo sala, c'e` il vigore di un proclama a mezzanotte e un polso rotto giocando a carte. So benissimo che e` tutta una farsa. M'è capitato parecchie volte. Potrei battezzarla "la farsa del foglio". Ci sono parecchie probabilita' che questo foglio, nel giro di mezz'ora si sia gia' smarrito. A fine serata la titolare potrebbe arrivare addirittura a ricordarsi di aver mancato un appuntamento, grazie a uno di quei fogli benevoli che ci stanno in giro. Mi accorgo che il cameriere e` rimasto a guardare la scena tutto il tempo. Sorridendo, sistemandosi la cravatta, in attesa di compiere il movimento giusto. Come un fottuto cocainomane di merda.

Annuisco, saluto e me ne vado. La mia bici mi aspetta. Sto' bene, sono solo un po' avvilito, come le mura del castello Ursino che mi s'impone davanti.

Martedì, Marzo 13, 2007

Il bordo della cosa (perche non vuol dire niente)

trascorso tempo iniziare
fare verso due umido e voler
digitare digerire scossa
con FRETTA se mai dovessi ancora fare ricorso
alle sette alle nove
proverbial_mente_tre "se"
con la straFORMULARE virgoletta
non fare avere  
divorziare premura vincolo
asse risparmio delicata
proPENSIONE festa sputare avere.

pastolazza del rivolazzo frocesta
essere ancora in vita
strappare dal vaso le gocce e l'apostrofo dal senso.
rischiare avere vomitare
stare e continuare
a riempire
e temere 'ire'

bentivoglio volere del pomicellone attento
la cosa mi è stata prescritta
mi si rivolge
mi spalmo addosso il risultato dell'immondizia
verifico password inutili
e le friggo concio concio
le _e_ espello lucenti
pupazzo dire crisi d'astinenza dal verbo
dire addio al ripetere fare piegarsi
dal ridere
e considerare il valore di un software.
sentire la tua voce calma io
figurare come cerchio

volere i fatti o la mia opinione
comprare un disincanto, ammazzare tastiera rumore
insegue faccia odore
sono il naso, ero, collocazione che il puntoevirgola
merita negazione
l'ambasciatore del mio moccio.
sporco sapere se davanti non si nasconde il tasto
premersi addosso le lettere violate
scoprire paura d'esser ciechi.

def AMORE_NOSTALGICO
  echo BILE_SORRISO

piacere di te sai cosa, profumo
il tuo.

Giovedì, Marzo 01, 2007

morto per un po'

l'aria si sposta
quando dico troppe volte 'cazzo'
va via pure le leucemia
che s'aspetta d'essere contestata.
Quando qualcuno prova
a fare
il girotondo con i capelli ricci
e il fiato corto
traccio una linea che fa sembrare
quei suoi orrendi occhiali
il prospetto di una pancia viziata.

Quanto sei piccola, mio stantio orrore
riesci a sibilare il canto rovinoso
con l'amore piccolo
che gode con gli occhi.
Gli animali hanno per questo
ceduto il loro amplesso esigente
alla porta blindata dello sfascio qui accanto.

questa amicizia va molto oltre
sembra un dissenso urlato al politico
fosse altrimenti
la tela dei simboli saprebbe a cosa riferirsi
e lascerei il cellulare
partorire abbondanti sintesi retroilluminate
vivendo con gli occhi.

Ti ho soltanto detto "vorrei una barca"
sopportando una maratona di quisquilie
soffocando nell'attesa idiota
un 'erezione possibilista.
ancora un 'cazzo'
ancora una 'vaffanculo'
ci provo a guarire ma all'esterno vivono i germi dell'intenzione
e dentro
una volta naufragati
l'acqua scalda piu' dei tuoi baci.

l'acqua scalda piu' dei tuoi baci.