..entro in questo ristorante perche' mi farebbe piacere lavorare il
fine settimana come cameriere con gente tranquilla in un posto pulito e
guadagnare una somma DECENTE. Mi e` stato detto al telefono di
presentarmi alle 19:00 per parlare con la titolare. Arrivo puntuale,
abbastanza rilassato con la barba curata e i capelli CORTISSIMI,
inoltrandomi col passo accorto del pupazzeto pre-manicheo che divento
ogni giorno dopo le 18:30. Sulla soglia mi si presenta il primo
fantasma acconciato a modo: una signora di mezza eta', la mamma di cio'
che fu, un ragazzino cresciuto nel condominio nel quale ho sguazzato
anch'io durante la mia infanzia/adolescenza, uno di quelli che veniva
preso a calci in culo dagli stronzetti mafiosi/atteggianti tali (emuli
a loro volta di padri smorfiosi, pelosi da far schifo alla tv, col
fucile a casa e una stalla da qualche parte per accudire uno o piu
cavalli tenuti su dalle corse clandestine e per la merenda del dono di
dio) con lo scooter taroccato, quei giovani che ronzavano stolidamente
dalle nostre parti, dove l'immondizia ha sempre odorato di
divano_letto. I motivi, sfortunatamente per lui, non erano per nulla
banali: ERA BRUTTO, con una specie di lingua squamosa discretamente
rivoltante, lo ricordo con un certa tristezza anche perche' non
risparmiava occasione per mostrarla a chicchessia VANTANDOSENE,
esponendosi cosi al sensazionalistico ANIMO BELVA che alberga in ogni
BIMBO cresciuto a BRIOSHINE. Be' insomma sua madre mi racconta che
adesso Filippo e` alto un metro e novanta e che e` fidanzato con la
figlia della titolare, la quale pare stia ancora frequentando le
superiori, mi dice, e la gestione del ristorante per lei rappresenta
una possibilita' - il solito miglio verde al quale nessun medio
borghese col cagnetto batuffolo, che sappia almeno asciugursi bene il
culetto lindo, abdica in virtu' di una sana ideologia oltranzista -
alla fine dei conti, mammina bella, Filippo e` un ragazzo di cui ci si
puo' fidare, sono finiti per sempre i tempi in cui si beccava PUGNI in
faccia e frivole sputazzate all'limite dell'agonostico, rispondendo a
sua volta con la verve del carrozziere apprendista, capace di ridersela
nonostante il chilo e passa di grasso sotto le unghie operose.
Che cazzo stavo dicendo?
Arrivo
puntuale e questa baldracca di titolare non si presenta
all'appuntamento. Il cuoco mi dice "passa tra un ora, piu o meno" mi
guarda con quei suoi occhietti comprensivi come a dire "lo so ragazzo,
senza raccomandazione non vai da nessuna parte, provaci ma e` del tutto
inutile perche' qui ragioniamo in termini di FAMIGLIA che SI VUOL BENE
la domenica mentre DIVORA LA CARNE" e se dal pool genetico dovesse
emergere una qualche stronza divergenza, mi dico, come faro' a
dissimulare al mia estraneita', il mio malconcio benessere rispetto a
questo circo di straccioni incravattati? Neanche finisco di pensarlo,
ed ecco che la signora mi abbandona dirigendosi al tavolo 2, sollevando
ritmicamente quel suo magniloquente chiappone NERO. Aspetto, non c'e`
altro da fare. La mia barba e` sempre li, forse avrei fatto bene a
lasciarla a casa, a intellettualizzare una lamapada o una bruschetta, o
un vecchio monitor. Qui trova solo il tempo per lasciarsi violentare
dal tricotillomane che ero, che sono, 'fanculo non ci voglio neanche
pensare. Osservo le foto appese a i muri, c'e` Pippo Baudo che fa la
parte del comodino, una cantante che non conosco, un altro presentatore
che non conosco e cosi via. Trascorsi 10 minuti abbondanti mi viene
voglia di coca cola, di olocausto, di croci infrante sui parabrezza. Da
li a poco mi sarei accesso una sigaretta, immolando un lieto fine al
tergicristallo della metafora del sole che non tramonta, del verso che
s'agita senza vuoto.
Mi chiamano.
Mi fa cenno con la mano un
ragazzo della mia eta', dev'essere un drogato, nonostante porti gli
abiti da lavoro,camicia bianca che la mamma ti mette nel cassetto, un
orrenda cravata color Graal, capelli bolliti nella vasellina. Mi
avvicino al bancone, alla cassa, indicano un altro ragazzo, questo qui
e` il "capo sala". Anche lui e` un drogato, un drogato capo sala.
Chiedo di voler parlare con la titolare, faccio capire che sarebbe piu
consono visto che dovremmo parlare di "lavoro" e invece ci ritroviamo
quasi in mezzo ai clienti, al buffet, al giallume luminescente. Il capo
sala drogato tira fuori con cauto disinteresse un foglio.
"come ti chiami?" .............
respira come se avesse un qualche problema allo sternocleidomastoideo
"allora FORSE ti chiameremo a fine mese..."
vorrei piangere, ma non mi escono le lacrime
"dipende da quello che c'e`...potremmo chiamarti anche questo venerdi...."
si..eh, si, va bene, certo si, capisco, eh
"tu renditi disponibile, ti chiamiamo noi"
scrive
su un foglio, quel foglio e` tutto, c'e` la mia volonta di trascendere
e il mal di denti del capo sala, c'e` il vigore di un proclama a
mezzanotte e un polso rotto giocando a carte. So benissimo che e` tutta
una farsa. M'è capitato parecchie volte. Potrei battezzarla "la farsa
del foglio". Ci sono parecchie probabilita' che questo foglio, nel giro
di mezz'ora si sia gia' smarrito. A fine serata la titolare potrebbe
arrivare addirittura a ricordarsi di aver mancato un appuntamento,
grazie a uno di quei fogli benevoli che ci stanno in giro. Mi accorgo
che il cameriere e` rimasto a guardare la scena tutto il tempo.
Sorridendo, sistemandosi la cravatta, in attesa di compiere il
movimento giusto. Come un fottuto cocainomane di merda.
Annuisco,
saluto e me ne vado. La mia bici mi aspetta. Sto' bene, sono solo un
po' avvilito, come le mura del castello Ursino che mi s'impone davanti.