il fiume della retroazione
mazxim | 30 Marzo, 2007 16:50
Quando uno ha diciassette anni, di prima mattina diventa grande una
stasi pruriginosa che fa vibrare d'una voglia invertebrata. Quando uno
ha diciassette anni ha preparato durante la notte e senza saperlo un
teatrino mentale sul cui palco osceni e dannati desideri sessuali si
sovrappongono e s'intrecciano in un unica imbrattata parapiglia di
gusti. Quando uno va a scuola, accarezza i capelli e annusa e respira i
peli della tua ammantata passera, striscia sulle tue morbide natiche
l'accaldato arnese che vuole schiantirasi imbrobo dentro di te, fino a
farsi ugello mendicante nell'estasi acconsetita. Un cinguettio
incessante ricorda al ragazzo di diciassette anni che si è fatto giorno
e che miss Italia e` una figurina privata del suo tubo catodico. Prima
che allo zaino siano stati dedicati i sermoni di dissenteria del pueblo
unido, ordina alle sue membra un momento torcente - la cui lambda o
assume un valore che solo il prontuario e` disposto a rivelare, o non
si accende. Disteso sulla parte del mondo che sta per finire, un arto
inguantato di soluzioni emofiliache si riversa sul lato oscuro d'una
botte incantata (peggio di questa). Al ragazzo diciassettenne la luce
non piace mentre sta leccandoti i capezzoli e lisciandoti il collo
divertito e scolpito dal salto ipnagogico. Diventa freccia, spedita
verso la maggiore eta' che non conta, diventa spada e bastone insieme e
ti scruta dal ponte completamente aperta e nuda e spinge con forza per
non doverne più uscire distratto e ottenebrato dalla sensazione del
tatto vigile, dai seni vulcanici che non ridono. Prima di abbandonare
questo palco, sviene sulla tua bocca dopo averci indugiato a lungo, con
l'intimità delle gengive che regalano alla superfcie le abitudini
alimentari.
Piu in la' con gli anni la paura del buio sa farsi citare dall'argomento.