Allen Ginsberg - da "facile come respirare"
mazxim | 04 Aprile, 2007 16:55
(questa e` dovuta all'insonnia)
..La
soluzione e' di scrivere cose che non pubblichi e che non mostri agli
altri. Scrivere in segreto cose che non vedra' nessuno, che non
ascoltera' nessun altro, in modo da poter scrivere qualsiasi cosa si
voglia. In altre parole significa smettere di essere un poeta,
abbandonare qualsiasi carriera, lasciar perdere perfino l'idea di voler
scrivere poesie, abbandonarsi veramente, rinunciare senza speranze alla
possibilita di rivolgersi alle nazioni del mondo. Lasciar perdere
l'idea di essere un profeta con onore e dignita, la gloria della
poesia, e accontentarsi del fango della propria mente..
William Arthur Ward, "to risk"
mazxim | 01 Aprile, 2007 16:52
"parentesi dovuta alla raviola e alla micosi"
To laugh is to risk appearing a fool,
To weep is to risk appearing sentimental.
To reach out to another is to risk involvement,
To expose feelings is to risk exposing your true self.
To place your ideas and dreams before a crowd is to risk their loss.
To love is to risk not being loved in return,
To live is to risk dying,
To hope is to risk despair,
To try is to risk failure.
But risks must be taken because the greatest hazard in life is to risk nothing.
The person who risks nothing, does nothing, has nothing, is nothing.
He may avoid suffering and sorrow,
But he cannot learn, feel, change, grow or live.
Chained by his servitude he is a slave who has forfeited all freedom.
Only a person who risks is free.
The pessimist complains about the wind;
The optimist expects it to change;
And the realist adjusts the sails.
il fiume della retroazione
mazxim | 30 Marzo, 2007 16:50
Quando uno ha diciassette anni, di prima mattina diventa grande una
stasi pruriginosa che fa vibrare d'una voglia invertebrata. Quando uno
ha diciassette anni ha preparato durante la notte e senza saperlo un
teatrino mentale sul cui palco osceni e dannati desideri sessuali si
sovrappongono e s'intrecciano in un unica imbrattata parapiglia di
gusti. Quando uno va a scuola, accarezza i capelli e annusa e respira i
peli della tua ammantata passera, striscia sulle tue morbide natiche
l'accaldato arnese che vuole schiantirasi imbrobo dentro di te, fino a
farsi ugello mendicante nell'estasi acconsetita. Un cinguettio
incessante ricorda al ragazzo di diciassette anni che si è fatto giorno
e che miss Italia e` una figurina privata del suo tubo catodico. Prima
che allo zaino siano stati dedicati i sermoni di dissenteria del pueblo
unido, ordina alle sue membra un momento torcente - la cui lambda o
assume un valore che solo il prontuario e` disposto a rivelare, o non
si accende. Disteso sulla parte del mondo che sta per finire, un arto
inguantato di soluzioni emofiliache si riversa sul lato oscuro d'una
botte incantata (peggio di questa). Al ragazzo diciassettenne la luce
non piace mentre sta leccandoti i capezzoli e lisciandoti il collo
divertito e scolpito dal salto ipnagogico. Diventa freccia, spedita
verso la maggiore eta' che non conta, diventa spada e bastone insieme e
ti scruta dal ponte completamente aperta e nuda e spinge con forza per
non doverne più uscire distratto e ottenebrato dalla sensazione del
tatto vigile, dai seni vulcanici che non ridono. Prima di abbandonare
questo palco, sviene sulla tua bocca dopo averci indugiato a lungo, con
l'intimità delle gengive che regalano alla superfcie le abitudini
alimentari.
Piu in la' con gli anni la paura del buio sa farsi citare dall'argomento.
nessun titolare
mazxim | 15 Marzo, 2007 16:47
..entro in questo ristorante perche' mi farebbe piacere lavorare il
fine settimana come cameriere con gente tranquilla in un posto pulito e
guadagnare una somma DECENTE. Mi e` stato detto al telefono di
presentarmi alle 19:00 per parlare con la titolare. Arrivo puntuale,
abbastanza rilassato con la barba curata e i capelli CORTISSIMI,
inoltrandomi col passo accorto del pupazzeto pre-manicheo che divento
ogni giorno dopo le 18:30. Sulla soglia mi si presenta il primo
fantasma acconciato a modo: una signora di mezza eta', la mamma di cio'
che fu, un ragazzino cresciuto nel condominio nel quale ho sguazzato
anch'io durante la mia infanzia/adolescenza, uno di quelli che veniva
preso a calci in culo dagli stronzetti mafiosi/atteggianti tali (emuli
a loro volta di padri smorfiosi, pelosi da far schifo alla tv, col
fucile a casa e una stalla da qualche parte per accudire uno o piu
cavalli tenuti su dalle corse clandestine e per la merenda del dono di
dio) con lo scooter taroccato, quei giovani che ronzavano stolidamente
dalle nostre parti, dove l'immondizia ha sempre odorato di
divano_letto. I motivi, sfortunatamente per lui, non erano per nulla
banali: ERA BRUTTO, con una specie di lingua squamosa discretamente
rivoltante, lo ricordo con un certa tristezza anche perche' non
risparmiava occasione per mostrarla a chicchessia VANTANDOSENE,
esponendosi cosi al sensazionalistico ANIMO BELVA che alberga in ogni
BIMBO cresciuto a BRIOSHINE. Be' insomma sua madre mi racconta che
adesso Filippo e` alto un metro e novanta e che e` fidanzato con la
figlia della titolare, la quale pare stia ancora frequentando le
superiori, mi dice, e la gestione del ristorante per lei rappresenta
una possibilita' - il solito miglio verde al quale nessun medio
borghese col cagnetto batuffolo, che sappia almeno asciugursi bene il
culetto lindo, abdica in virtu' di una sana ideologia oltranzista -
alla fine dei conti, mammina bella, Filippo e` un ragazzo di cui ci si
puo' fidare, sono finiti per sempre i tempi in cui si beccava PUGNI in
faccia e frivole sputazzate all'limite dell'agonostico, rispondendo a
sua volta con la verve del carrozziere apprendista, capace di ridersela
nonostante il chilo e passa di grasso sotto le unghie operose.
Che cazzo stavo dicendo?
Arrivo
puntuale e questa baldracca di titolare non si presenta
all'appuntamento. Il cuoco mi dice "passa tra un ora, piu o meno" mi
guarda con quei suoi occhietti comprensivi come a dire "lo so ragazzo,
senza raccomandazione non vai da nessuna parte, provaci ma e` del tutto
inutile perche' qui ragioniamo in termini di FAMIGLIA che SI VUOL BENE
la domenica mentre DIVORA LA CARNE" e se dal pool genetico dovesse
emergere una qualche stronza divergenza, mi dico, come faro' a
dissimulare al mia estraneita', il mio malconcio benessere rispetto a
questo circo di straccioni incravattati? Neanche finisco di pensarlo,
ed ecco che la signora mi abbandona dirigendosi al tavolo 2, sollevando
ritmicamente quel suo magniloquente chiappone NERO. Aspetto, non c'e`
altro da fare. La mia barba e` sempre li, forse avrei fatto bene a
lasciarla a casa, a intellettualizzare una lamapada o una bruschetta, o
un vecchio monitor. Qui trova solo il tempo per lasciarsi violentare
dal tricotillomane che ero, che sono, 'fanculo non ci voglio neanche
pensare. Osservo le foto appese a i muri, c'e` Pippo Baudo che fa la
parte del comodino, una cantante che non conosco, un altro presentatore
che non conosco e cosi via. Trascorsi 10 minuti abbondanti mi viene
voglia di coca cola, di olocausto, di croci infrante sui parabrezza. Da
li a poco mi sarei accesso una sigaretta, immolando un lieto fine al
tergicristallo della metafora del sole che non tramonta, del verso che
s'agita senza vuoto.
Mi chiamano.
Mi fa cenno con la mano un
ragazzo della mia eta', dev'essere un drogato, nonostante porti gli
abiti da lavoro,camicia bianca che la mamma ti mette nel cassetto, un
orrenda cravata color Graal, capelli bolliti nella vasellina. Mi
avvicino al bancone, alla cassa, indicano un altro ragazzo, questo qui
e` il "capo sala". Anche lui e` un drogato, un drogato capo sala.
Chiedo di voler parlare con la titolare, faccio capire che sarebbe piu
consono visto che dovremmo parlare di "lavoro" e invece ci ritroviamo
quasi in mezzo ai clienti, al buffet, al giallume luminescente. Il capo
sala drogato tira fuori con cauto disinteresse un foglio.
"come ti chiami?" .............
respira come se avesse un qualche problema allo sternocleidomastoideo
"allora FORSE ti chiameremo a fine mese..."
vorrei piangere, ma non mi escono le lacrime
"dipende da quello che c'e`...potremmo chiamarti anche questo venerdi...."
si..eh, si, va bene, certo si, capisco, eh
"tu renditi disponibile, ti chiamiamo noi"
scrive
su un foglio, quel foglio e` tutto, c'e` la mia volonta di trascendere
e il mal di denti del capo sala, c'e` il vigore di un proclama a
mezzanotte e un polso rotto giocando a carte. So benissimo che e` tutta
una farsa. M'è capitato parecchie volte. Potrei battezzarla "la farsa
del foglio". Ci sono parecchie probabilita' che questo foglio, nel giro
di mezz'ora si sia gia' smarrito. A fine serata la titolare potrebbe
arrivare addirittura a ricordarsi di aver mancato un appuntamento,
grazie a uno di quei fogli benevoli che ci stanno in giro. Mi accorgo
che il cameriere e` rimasto a guardare la scena tutto il tempo.
Sorridendo, sistemandosi la cravatta, in attesa di compiere il
movimento giusto. Come un fottuto cocainomane di merda.
Annuisco,
saluto e me ne vado. La mia bici mi aspetta. Sto' bene, sono solo un
po' avvilito, come le mura del castello Ursino che mi s'impone davanti.
Il bordo della cosa (perche non vuol dire niente)
mazxim | 13 Marzo, 2007 16:44
trascorso tempo iniziare
fare verso due umido e voler
digitare digerire scossa
con FRETTA se mai dovessi ancora fare ricorso
alle sette alle nove
proverbial_mente_tre "se"
con la straFORMULARE virgoletta
non fare avere
divorziare premura vincolo
asse risparmio delicata
proPENSIONE festa sputare avere.
pastolazza del rivolazzo frocesta
essere ancora in vita
strappare dal vaso le gocce e l'apostrofo dal senso.
rischiare avere vomitare
stare e continuare
a riempire
e temere 'ire'
bentivoglio volere del pomicellone attento
la cosa mi è stata prescritta
mi si rivolge
mi spalmo addosso il risultato dell'immondizia
verifico password inutili
e le friggo concio concio
le _e_ espello lucenti
pupazzo dire crisi d'astinenza dal verbo
dire addio al ripetere fare piegarsi
dal ridere
e considerare il valore di un software.
sentire la tua voce calma io
figurare come cerchio
volere i fatti o la mia opinione
comprare un disincanto, ammazzare tastiera rumore
insegue faccia odore
sono il naso, ero, collocazione che il puntoevirgola
merita negazione
l'ambasciatore del mio moccio.
sporco sapere se davanti non si nasconde il tasto
premersi addosso le lettere violate
scoprire paura d'esser ciechi.
def AMORE_NOSTALGICO
echo BILE_SORRISO
piacere di te sai cosa, profumo
il tuo.
morto per un po'
mazxim | 01 Marzo, 2007 16:43
l'aria si sposta
quando dico troppe volte 'cazzo'
va via pure le leucemia
che s'aspetta d'essere contestata.
Quando qualcuno prova
a fare
il girotondo con i capelli ricci
e il fiato corto
traccio una linea che fa sembrare
quei suoi orrendi occhiali
il prospetto di una pancia viziata.
Quanto sei piccola, mio stantio orrore
riesci a sibilare il canto rovinoso
con l'amore piccolo
che gode con gli occhi.
Gli animali hanno per questo
ceduto il loro amplesso esigente
alla porta blindata dello sfascio qui accanto.
questa amicizia va molto oltre
sembra un dissenso urlato al politico
fosse altrimenti
la tela dei simboli saprebbe a cosa riferirsi
e lascerei il cellulare
partorire abbondanti sintesi retroilluminate
vivendo con gli occhi.
Ti ho soltanto detto "vorrei una barca"
sopportando una maratona di quisquilie
soffocando nell'attesa idiota
un 'erezione possibilista.
ancora un 'cazzo'
ancora una 'vaffanculo'
ci provo a guarire ma all'esterno vivono i germi dell'intenzione
e dentro
una volta naufragati
l'acqua scalda piu' dei tuoi baci.
l'acqua scalda piu' dei tuoi baci.
ping 192.168.x.1 - ma pinga tua madre!
mazxim | 25 Febbraio, 2007 16:39
Sabato sera. Lo so, potrei benissimo procurarmi un film, stare a vedere
cosa succede fino alla fine anche se magari non me ne importa piu' un
cazzo da un quarto d'ora. Faccio parte di quella categoria di culatoni
che i film se li deve vedere fino alla fine, senno' non ha senso. Se
qualcuno dovesse arrivare a chiedermelo direi, no, non ha senso, amo il
cinema, mi fa godere la sensazione d'isolamento e trasporto, fuori
dalla presenza avvertibile del su e giu' polmonare. Mi piacciono le
pellicole slavate, pretenziose, le sceneggiature scritte con i piedi e
i doppiaggi surreali da parte di gente che probabilmente salta la prima
colazione. Avete visto Lawrence d'arabia?
Febbraio.
Avessi avuto il tempo di andare ad ascoltare tutti i concerti jazz che
l'altra umanita', l'elite' deforme, acconciata a modo, distilla con
garbo tirando su localini dove per prenotare un crema di whisky acida
devi sottoscrivere un mutuo o presentare un documento, avessi avuto il
tempo di scegliere con cura il funerale dal quale evincere la sentenza
giusta da sputare in faccia all'avvocato giusto, avessi saputo fare
buon uso del congiuntivo quella volta che venni dentro di te solo
perche avevo letto su focus che 2 giorni dopo le mestruazioni la
probabilita di concepire e` zero, non molto bassa, ZERO. Febbraio coi
suoi trentuno giorni e le nuvole che si fanno i propri cazzi anche
quando dall'interno della mia capsula iperbarica respiro lentamente,
inumidendo le labbra consigliato dal soffitto, il mio amico d'infanzia
beige, un soffitto che della mia infanzia non si ricorda quasi niente
ormai. Avessi accettato i fili intrecciati dell'immondizia
universitaria, digerito la massa marrone di quel fuoco che si spegne
affrontato dalla demenza fattucchiera dei clown mal vestiti, la gente
istruita ed accomodata lo chiama tirocinio, lo chiamano percorso, e vi
sono nel mezzo di sta' poltiglia incomprensibile i punti, v'è
addirittura un punteggio che va considerato, preso seriamente, e` gente
che va presa sul serio nonostante le mie rare doccie, la TV spazzatura,
i coriandoli, le bombe sulla testa di esseri umani sprezzanti, lungo
gli yottabyte d'astio che del modello standard hanno fatto una
macelleria dal quale Leibniz non avrebbe comprato nemmeno una bottiglia
di sangue caldo, da regalare all'ospite di turno.
Amesso che fosse interessato allo scopone o privato del suo telecomando, ma di questo non si puo' essere certi.
I
giorni passano e le briglie canzonate del frigo vuoto generano
riverberi. La musica che faccio non se la caga nessuno, le persone con
cui suono mi dimostrano la loro psicopatia nel giro di una settimana.
Carlo spinge sull'analisi e sul precipizio dal quale e` necessario
gettarsi, mi prepara un aiuola incolta in modo che possa schifarmi
adeguatamente al suo cospetto, e argomentare su dio quando dio ha altro
da fare (se esistesse meriterebbe una pensioncina anticipata) e il
sillabbario di Marco riduce la frenesia di una parete sigillata a mera
vibrazione. Non me ne frega un cazzo delle forme d'onda, dei vecchi
sinth o del vino che sa farsi versare abbondantemente. Maniaci,
adolescenti inquieti in cerca della mamma o dell'amicizia fraterna,
timorosi e sociofobici e presi dall'astuta visione-spettro del successo
incalzato dalla pecunia, dai culi che vengono sbattuti tergiversando
goccie bollenti col trionfo della panda senza benzina, col cambio di
marcia e lo stop premeditato.
Lavoriamo bene insieme, ma distanza ragazzi, non dimentichiamoci della distanza enorme che ci separa.
in due certa roba viene peggio
mazxim | 06 Gennaio, 2007 16:33
Perche ci sono delle
cose che,
te lo giuro, sono tipo che non puoi tenerne conto per ANNI senza che
non ti senti un coglione, perche hai impiegato un bordello di tempo per
fargli capire certe cose che versano col singhiozzo l'inquieta brama di
contributo e si si, lo so fratello mio, io ci ho provato ma proprio non
riesco a trombare, come se fossi tipo
sfigato,
sono troppo sfigato e poi il fatto che succeda cosi lentamente come se
fossi li ad aspettare che la cosa si risolva da se ma non puo succedere
perche' l'artifizio nucleico ha bisogno della madonna e non sa
assolutamente sorridere se a mancargli e proprio il necessario, non
sono stato li a dirti di scavare fin qua giu', ti parlo di cose che
intanto qualcosa bisogna farla cioe', non si tratta di fare a pugni ma
di colonizzazione lunare, dell'elio3 e quant'altro, qua va a finire che
uno torna a casa e si guarda i film porno tipo che le ragazze lo sanno,
cioe' appena scoprono di avercela e che sono gnocche si azziccano a
chiunque e ti fanno impazzire, io guarda ci sono impazzito ma ho fatto
tutto quello che avrei dovuto fare anche se non mi piace, anzi mi fa
schifo ma non come tipo fa schifo un rapporto che non ti piace, proprio
vedi che qualsiasi cosa tu faccia ti ritorna indietro come una cosa
enorme che del tentacolo si lamenta.

E'
strano perche loro vorrebbero essere tipo, come dire tenute d'occhio in
modo che si creino conti in sospeso, anch'io ho avuto una storia simile
e certo, si, finalmente ho trovato il tasto del volume e gia' che ci
penso anche tu sali e scendi a comando (perifrasi incerta) l'astio di
cui non conosci il principio è riuscito a spaccare le fibre insondabili
di quella scienza inerme di fronte al problema dell'energia elettrica,
ricordo ancora con esecrabile fastidio il tuo andare su e giu e fumare
un milione di sigarette e per cosa, per darti un aria magnanima ed
esterrefatta al contempo, no dico se è cosi proprio non ci stai
indovinando neanche un po' e mi rivolgo a te dentro all'orecchio
accessorio specie di scarafaggio inetto che stai vicino alla gruviera
ma non ti si dice di sparecchiare perche hai un volto interessante.
Cosa ci fanno allora i ragazzini inesperti a costruirti l'aurea visto
che sui tuoi denti si puo benissimo accennare ad un ballo latino, prova
a dire ad alta voce che proprio non conosci te stesso che sei l'ultimo
e che della grammatica proprio non t'importa, ci hai sbatutto la faccia
tante volte e tutte le volte hai sostenuto le vecchie aritmie del dio
che non sai far risorgere. Ingoialo tutto, alla svelta, dagli un nome,
ricrea gli spazi siderali e donale la capacita' del discernimento
nonostante il fatto che continuano a suonare al citofono, e continuano
col telefono e c'è di tutto in quel piatto e ho la sgradevolissima
sensazione che stia li per insegnarmi cosa c'è da capire riguardo il
sostentamento. "
fegato, me e occupo io
mazxim | 02 Gennaio, 2007 16:31
Stasera un cane mi si è piazzato davanti. Ho provato ad eluderlo
balbettando qualcosa in riferimento al mondo onomatopeico della
balaustra. Lui voleva a tutti i costi entrare dentro la mia auto, ho
tentato invano di fermarlo - "scendi ho detto cazzo" "scendi porca
puttana" "ti ho detto scendi porco cazzo" - ma era troppo carino, cosi
ho sorriso.
La
sbevazzata di ieri mi ha portato alla consapevolezza che molte, troppe
delle cose che dimentico non sono poi cosi importanti. E poi scusa, ci
sono delle cose che spuntano fuori dal nulla, venendo a riempire tutti
quei cristazzi di buchi dell'ornamento sfatto. E cosi ecco che mi viene
in mente che l'energia elettrica la possiamo ricavare dagli
strusciamenti. E dai che ci vuole, riutilizzi le cariche
elettrostatiche dai maglioni dopo gli abbracci, fai lavorare un
manicomio intero assumendo nella catarsi benedetta i bisognosi d'un po'
d'affetto (che non solo i figli di puttana finalmente si rendono utili
ma pure ci guadagnerebbero i copro-euro)
Io ci vorrei pure quache parolina sussurrata.
" mi hai sentito, prima o poi spariro' '"
buon compleanno
mazxim | 01 Dicembre, 2006 16:26
Finalmente sono a casa
dopo la festa che mi massacra sono a casa
col suo gioco della parti
le interazioni che fanno capovolgere il bicchiere
le conversazioni vistosamente puerili
sopportate godute
quelle buone per una rapida risalita
ci ho avuto durante l'incubo una tosse rigida
imbarazzante
ho scalzato l'aria dalla sua brocca offerente
gli invitati hanno sostenuto
danzato all'occorrenza
marcie funebri protette dall'intelletto requsito..
Lo capisco
non sappiamo cosa fare, ci guardiamo
mi piace la tua minigonna
assisto alla scena nel quale ti si prende senza gentilezza
e vieni rapita dal solito stronzetto di turno
è normale che sia cosi
continuo a tossire molto forte
tu sei difficile come questa tosse.
In macchina provo un improvviso dispiacere
nell'ascoltare quell'intollerabile idiota di
Enrico Ruggeri
Emanuele, l'autista
dice a Daniela che ancora non le ha fatto ascoltare
quelle cose che doveva
si, è cosi, lei non riesce a nascondere
tutta una repulsione viscerale
mentre muoio l'assisto nel dolore.
riesco a sembrare lieto di averlo conosciuto
scappo via come un lebbroso
mentre guido mi faccio solleticare
dalle inchieste smunte della malattia
e vomito tutto quanto
quattro salti nel ventre di tua sorella
ce la faccio mi dico, ce la faccio.